DOCTOR SAB, IL MEDICO DEGLI INTOCCABILI

C’è un uomo, Bernard-Yves Sabot, ovvero Doctorfi Sab per il suo popolo degli ultimi annoverati tra i derelitti della Città Santa sul Gange, Benares! Benares! la città dove milioni di persone compiono ogni anno l’abluzione perenne nel grande fiume madre, nel lento stillicidio di miliardi di karma. Dove si cremano i corpi sul confine fatiscente tra spirito e condizione umana nella speranza di avanzare nell’interminabile ciclo di morte e rinascita. E’ qui che opera il medico, cuore della associazione benevola “Action Benares”. Avrebbe potuto avere una vita agiata e tranquilla nel cuore della sua Europa ed invece eccolo qui, tra le strade tortuose delle bidonville, ma soprattutto tra le vie misteriose che fin lì lo hanno guidato e da dove si dipartono gli infiniti rivoli della disperazione e dell’amore.

L’immagine che più colpisce di quest’uomo è il suo immettersi quotidiano (con valigetta pronto soccorso e sandali) nella calda ed inesorabile corrente umana che compone i luoghi più innominabili della città, come spinto dall’impulso naturale che determina gli individui di una comune specie verso qualcosa di necessario. Lui non è come il pescatore sulla barca sul Gange, che ogni tanto vi getta una rete per poi tirare oltre, no, lui è una delle mille increspature della sua superficie, uno dei pesci che costituiscono un banco, lui è l’acqua stessa.

Quante volte cerchiamo il senso della vita e quante volte ci disperdiamo in disquisizioni filosofiche e teologiche o peggio, nei ritualismi religiosi dettati più dai sensi di colpa che dal bisogno di condividere materialmente la propria fede. Quante volte ci chiediamo, perché Dio, semmai ci fosse, tacerebbe tanto di fronte agli orrori che ci circondano? Ecco, Bernard-Yves, risponde alla mia piccola porzione di quella domanda in modo talmente vasto che le parole non possono soccorrere alla sua comprensione, senza scadere nella retorica della compassione. Devo forzatamente tagliare per le vie traverse per arrivare al cuore di Benares . Doctor Sab ha deciso di mettere le mani nel “fango” della condizione umana più estrema, là dove assenza di diritti, di igiene, di assistenza sanitaria, alimentare e di alfabetizzazione fanno sì che il principio e la fine dell’uomo coincidano, rendendo quasi impossibile ogni prospettiva. Eppure, come afferma egli stesso quando gli chiedono a cosa serva tutto questo in questo cimitero del progresso “Le cose che si fanno non devono necessariamente servire a qualcosa anzi, qui liberiamo l’azione dalla sua utilità filosofica (aggiungo io)”.

Doctor Sab con la sua farmacia ambulante è praticamente l’unico medico ad offrire assistenza e cure ai lebbrosi, ultimi degli ultimi tra i reietti, in un mondo dove superstizione, credenze religiose e fatalismo trasformano questi malati in esseri invisibili (o meglio inguardabili) innominabili e intoccabili nel senso integrale del termine. Bernard Yves è uno dei pochi che invece questo contatto fisico e umano lo cerca ostinatamente per somministrare cure e ricevere amicizia, stima e amore. Posso dire che alla fine di questo viaggio ho potuto rispondere ad un’altra mia domanda, “Dio, perché taci da così tanto tempo?” la risposta è lì, così palese, avvincente, brutale e sicura da rendere inutili discernimenti filosofici e teologici tipici di chi ha la pancia molto piena e l’intelletto assai ingolfato. Bernard è semplicemente quel Cristo che mette il dito nella

piaga che tutti desiderano nascondere, mette in gioco tutto se stesso e per amore della verità è disposto a scendere fin negli antri più profondi delle nostre paure e pregiudizi. Dal punto di vista orientalistico potremmo dire che si lascia scorrere negli altri fino a gioirne profondamente. Non è retorica ma è il tratto essenziale di quelli come lui, e lo si vede nei loro occhi quando parlano dei loro amici mendicanti, lebbrosi e emarginati, senza commozioni da mercatini delle lacrime, ma per un bisogno vitale di sopravvivenza. Stare con gli ultimi è come l’aria che respirano, fonte di felicità simile ad un Agape e non possono farne a meno. Merci Doctor Sab.

Paolo Maggioni Conte

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