I PROCESSI CONTRO LE STREGHE – FRIEDRICH VON SPEE

Questa è una storia dimenticata. Dimenticata dalla maggior parte dei libri di storia, ma sopravvissuta nella coscienza collettiva solo come la metafora di ingiustizia e persecuzione. Eppure la caccia e i processi alle streghe furono un preciso sanguinoso capitolo della storia europea, costato centinaia di migliaia di morti, soprattutto nel periodo storico che va da l’inizio del XVI secolo alla metà del XVII secolo. Nel mezzo ci fu la controriforma, dominata da scontri teologici di tipo ontologico, che portarono anche a profonde spaccature sociali e ad una cultura dominata dal dogma religioso e la delazione. Non dimentichiamo che la fine del XV secolo coincise con la diffusione di libri come il Malleus Maleficarum di Jacob Sprenger e Heinrich Kramer i quali scrissero fra le altre cose:

Fra tutte le eresie, la più grande è quella di non credere nelle streghe e con esse, nel patto diabolico e nel sabba.

Il testo, pensate, venne stampato 28 volte tra il 1487 e il 1669.

Ritratto di Friedrich von Spee

E’ in questo contesto filosofico che troviamo anche lo scrittore gesuita Friedrich von Spee (Kaiserswerth 25 febbraio 1591 – Treviri, 7 agosto 1635). Nasce quattro anni dopo la morte di Jacob Sprenger, ma cresce sotto la stessa influenza religiosa che aveva fatto nascere libri come il Malleus Maleficarum. Egli però si pone in antitesi con quella visione. E lo fa non solo secondo la profonda riflessione intellettuale, ma anche secondo la sua esperienza diretta. Era stato infatti per anni, confessore delle donne condannate al rogo per stregoneria senza mai averne trovata una sola che fosse davvero colpevole. Era una specie di “avvocato” delle streghe, figura incredibile in epoche in cui la terzietà del sistema giudiziario era praticamente inesistente, tanto meno per i processi religiosi. Fu il primo nella storia a contestare la liceità della tortura come strumento di estorsione delle confessioni e la non osservanza, da parte di funzionari e giudici, della Costituzione Criminale Carolina

Von Spee non nega che sulla terra ci fossero effettivamente persone che praticavano la stregoneria (convinzione ben radicata fino alla scoperta e alla codifica, molto più tardi, dei disturbi mentali e del comportamento), ma che molte delle presunte streghe che finivano in carcere o giustiziate, erano state vittime di ingiusti processi.

Si desume dal testo che, secondo Von Spee, la tortura ingenererebbe il paradosso insopportabile, giuridicamente, di far risultare colpevole per cose molto più grandi, chi lo è lo è già per cose molto più piccole, e di far risultare comunque colpevole chi non sia affatto.

In molte zone della Germania, era in uso la cosiddetta PROVA DELL’ACQUA, una vera e propria ordalia (Il giudizio di Dio richiesto in vertenze giuridiche che non si potevano o non si volevano regolare con mezzi umani), molto discussa dagli stessi giuristi e demonologi: L’accusata, con la mano destra legata al piede sinistro e viceversa, era gettata in un fiume: se galleggiava, era colpevole; se invece andava in fondo, era innocente. 

Possiamo immaginare che, dato il paradosso di fondo della tortura, siano state innestate, sulla gigantesca impalcatura giuridica precedente, nuove asserzioni giuridiche che hanno reso la struttura sempre più in contraddizione con se stessa. Poiché scopo della tortura dovrebbe essere quello di indurre un’ accusata a confessare la propria colpa, quelle che per qualche ragione non confessavano, avrebbero dovuto essere considerate innocenti e assolte. Ed invece, si introdusse il principio di maleficio del silenzio, con cui il diavolo le avrebbe rese insensibili al dolore. L’ennesimo paradosso: la resistenza alla tortura si trasformava in una nuova prova della colpa.

Non dimentichiamo che nell’anno in cui pubblicò il testo con il titolo originale Cautio Criminalis, in città come Wurzburg (Baviera) c’erano stati ben 900 roghi di presunte streghe. Egli stesso descrive le notti germaniche come illuminate dai roghi.

Non dobbiamo, però, vedere i processi alle streghe come organizzati da loschi inquisitori ecclesiastici, come spesso vediamo inscenare in film hollywoodiani di dubbia attendibilità storica. Si trattava in realtà di un sistema politico-giuridico, di cui la Chiesa Cattolica costituiva il carburante ma non il motore. Il motore era fatto di istituzioni politiche e di intere gerarchie giudiziarie, costruite attorno alla logica della delazione e dei processi costruiti senza alcun fondamento giuridico. Questo gigantesco meccanismo burocratico era praticamente inarrestabile. Ma ribadiamo che era frutto prima di tutto, di una precisa volontà politica. Non tutti, nella Chiesa Cattolica e nelle istituzioni politiche, era favorevoli a questi processi. Le menti teologiche e giuridiche più illuminate capivano perfettamente che si trattasse di vere e proprie esecuzioni e che gli esiti dei processi erano spesso il risultato di principi giuridici e teologici del tutto inconsistenti.

Va ricordato, ad esempio, che negli anni in cui Von Spee scrive la Cautio, sia in Spagna (Inquisizione spagnola) che in Italia (Sant’Uffizio), i processi erano stati fermati e i tribunali inquisitoriali avevano cessato di occuparsi di patti con il diavolo e di sabba. In Italia, già alla fine del Cinquecento, circolava manoscritta, la Instructio de formandis processibus contra sagas che, introno al 1620, avrebbe determinato la svolta definitiva dell’Inquisizione romana in tale materia, dove si sanciva la fine delle persecuzioni .

Eppure andarono avanti per secoli; da Torquemada fino all’ultima condanna a morte di una donna per stregoneria, Anna Göldi, nel 1782 in Svizzera.

La cosa straordinaria, è che in questo contesto di ignoranza e superstizione possa essere emersa una personalità di tale rigore giuridico, etico e morale. Esamina i processi attraverso la base pregiudiziale su cui sono scandalosamente costruiti e la relativa inconsistenza giurisprudenziale su cui sono dibattuti per arrivare a condanne farsa.

Abbiamo una lucida rappresentazione dei processi e di tutti gli attori coinvolti nella complessa macchina giuridico-amministrativa. Von Spee, perora la causa delle donne accusate di stregoneria e lo fa spesso con i toni indignati e forti dell’apologia. Egli accusa e smonta, punto per punto, tutta l’impalcatura giuridica e processuale ormai asservita, senza replica, al dogma giustizialista.

Indica anche coloro che egli ritiene i veri responsabili tra le autorità civili e li divideva sostanzialmente in tre categorie:

  • 1 Quelli che avevano il potere di fermare un processo, ma che non lo facevano per una ferocia ideologica di cui Von Spee stesso si stupisce e si indigna, pur avendo vissuto di persona quel periodo.
  • 2 Quelli (Poteri politici e poteri giudiziari) che per una forza di inerzia giustizialista, lasciavano che i processi andassero avanti e si concludessero per lassismo e pigrizia morale, pur consapevoli di tutti i vizi inerenti a tali processi.
  • 3 Quelli che avevano un interesse economico o politico a mantenere in piedi la macchina delle sentenze (oggi avremmo parlato di business).

A volte il testo può sembrare un po’ noioso, per i tecnicismi giuridici che contiene. Vi domina una precisione compilatoria ed un ordine espositivo di tipo chiaramente teutonico ma si percepisce anche una profonda convinzione morale e un senso profondo della giustizia. Tutto contribuisce a restituire un quadro grande spessore umano a Von Spee.

Nel 2018, è stato realizzato un film italiano, Menocchio, incentrato sulla figura di Domenico Scandella (Monreale Valcellina, 1532 – Pordenone, 1599), detto appunto  Menocchio, diminutivo popolare di Domenico.  E’ la storia vera di questo mugnaio processato e giustiziato per eresia dall’inquisizione. Lo consiglio a chi vuole vedere un film dalle ricostruzioni autentiche e attendibili storicamente ed è interessato più all’argomento che agli attori.

Cautio Criminalis è un testo che ha cambiato la mia visione e la mia consapevolezza storica sui processi alle streghe. Un libro da avere, per smontare definitivamente luoghi comuni e pregiudizi.

Riporto il Proemio dell’autore all’inizio del trattato:

Questo libro è dedicato alle autorità tedesche. Non a chi lo leggerà, bensì a chi non lo leggerà mai. Infatti, coloro che si ritengono in dovere di leggere quello che ho scritto qui sulla stregoneria, sono già in possesso di quanto il libro dovrebbe fornire loro: la capacità di essere accurati e diligenti nell’esaminare a fondo queste cause: Per cui, non hanno bisogno di leggere e di imparare  da questo libro. I più trascurati, invece, quelli che non leggeranno mai questo libro, sono proprio quelli che dovrebbero leggerlo accuratamente, per imparare ad essere solleciti e scrupolosi. Proprio coloro che non lo leggeranno sono invitati a leggerlo. Chi lo leggerà, può benissimo farne a meno. Che lo si legga o no, però, vorrei proprio che tutti leggessero almeno l’ultima questione del libro, e vi riflettessero. Non sarà inutile, e non turberà l’ordine dell’opera, leggerla prima delle altre.

Il libro si conclude con le seguenti parole:

..Infatti anche oggi se i più santi  fossero sottoposti alle nostre torture, vi soccomberebbero ugualmente. Non conosco nessuno che abbia assistito anche una sola volta da vicino alle torture, e che non abbia dubitato della propria saldezza. Ma ciò sarà più chiaro un giorno davanti al Tribunale di Dio. Addio, lettore, volgi la mente a quest’esempio e temi il Signore.

Paolo Maggioni Conte

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