MASSOUD, IL LEONE DEL PANSHIR

UN MUSSULMANO AUTENTICO TRADITO DAI MUSSULMANI E DALL’OCCIDENTE

Tutti noi abbiamo delle persone a cui guardare da lontano, e quindi con l’efficienza dell’approssimazione, e da cui trarre insegnamenti, indicazioni di vita, che ispirano la nostra ammirazione e che sono nei nostri cuori, anche se non le conosciamo veramente. Possono essere personaggi dello spettacolo, del cinema o dello sport ecc…

E’ molto difficile individuare il labile confine che divide questo sentimento dalla pure e semplice idolatria, perché viviamo nella civiltà dell’immagine esasperata, dove le nostre divinità non si specchiano più sulla superficie fallace e increspata dell’acqua, e nemmeno più su quella corruttibile della carta stampata e della celluloide, ma su quella esponenzialmente incorruttibile al tempo dell’iconografia digitale.

Ahmad Shah Massoud fonte Wikipédia

In questo senso, io mi reputo fortunato, perché il mio rispetto, amore e stima per la persona che sto per citare, è nata in tempi non sospetti, alla fine degli anni ’80, quando l’dea di una persona o di un fatto si fissavano nella nostra mente, secondo il lento gocciolamento degli approfondimenti, dei giornali di attualità e dei libri, e non passava simultaneamente sotto la scansione ossessiva e isterica dei mass media moderni, che si ingozzano pantagruelicamente di uomini e notizie, per risputarli sotto forme di cloni, figure replicanti e miti assunti come tali da un’immortale partenogenesi al photoshop.

Questa persona è per me Ahmad Shah Massoud, il Leone del Panshir (che è un territorio a nord est dell’Afghanistan). Massoud, divenne per me conosciuto già negli anni ’80, quando combatté contro i russi che avevano invaso l’Afghanistan alla fine degli anni ’70, e che la tennero sotto assedio per 10 lunghi anni. A soli 26 anni era già un temuto guerriero e contribuì alla cacciata definitiva dei russi. Fece lo stesso, contro i talebani negli anni ’90, convinto che delle forze estranee all’Afghanistan volessero ancora una volta (ora sotto le spoglie salafite dei talebani) impadronirsi del territorio, reprimere le libertà, la storia e la giustizia sociale di un popolo dalla civiltà ultra millenaria. Ricordiamo tutti le leggendarie e titaniche statue buddiste di Bamyan, fatte saltare per aria dai talebani, il 12 marzo 2001, e poi il Burka, simbolo di tutte le libertà civili, specie delle donne, cancellate sotto la lente dell’interpretazione ideologica di alcuni pa ssi del cornano.

Fino a quel fatidico 9 settembre 2001, quando viene assassinato da due terroristi mussulmani dell’ala più oltranzista, finanziata da Al Qaeda e appoggiata in territorio afghano dai talebani. I due erano riusciti a superare il marziale cordone di uomini armati e di fiducia, che separava il Panshir dal resto dell’Afghanistan. Così quell’infausto 9 settembre 2001, in una località del Panshir dal nome quasi impronunciabile, Khvājeh Bahāʾ od-Dīn, i due tunisini, fingendosi giornalisti di un’inesistente emittente araba li per intervistare Massoud, si fecero saltare per aria pochi minuti dopo l’inizio, grazie ad una telecamera ed una cintura imbottite di esplosivo. Esattamente 2 giorni dopo avviene, e naturalmente avete già capito che non si tratta di un caso, l’attentato al World Trade center di new York, il resto è storia di questi giorni, strage terroristica a Parigi, il 13 novembre 2015 e oggi, 19 novembre, assalto terrorista di matrice jiadista all’hotel Radisson di Bamako, nel Mali. Senza dimenticare i nostri amici mussulmani morti nei numerosi attentati avvenuti in questi anni tra Siria, Irak e Afghanistan, migliaia di persone.

E dire che Massoud non amava le interviste, e fu solo l’insistenza di uno dei suoi uomini di fiducia, a renderla alla fine possibile.

Massoud, un uomo schivo, riservato, amante della poesia, si dice leggesse tutti i giorni una poesia, spesso di mistici persiani, capace di sorrisi dolci come i fiumi tributari del panshir (che in persiano significa 5 l eoni),

Ahmad Shah Massoud, fonte wikipédia

che solca la valle coperta di prati cangianti ed alberi secolari, simili ad oasi. Un autentico mussulmano moderato, colto e rispettoso delle mille identità afghane e persino del suo passato “pagano”. Un uomo temprato dalla guerra, capace di dormire all’addiaccio, su una roccia, tra le sue inespugnabili montagne “rocailleuses, a due passi dai contrafforti nord occidentali dell’Himalaya.

Avvisò più volte l’Occidente, in particolare gli Stati Uniti(che proverbialmente si muovono sulla scacchiera internazionale, con la goffaggine di un elefante su una tavola di cartone del Risico), di essere l’ultimo ostacolo che si frapponesse alla avanzata dei talebani, sconfitto lui, questi avrebbero iniziato una serie di attentati e guerre terribili, in afghanistan e fuori. Anche in questo caso il resto è storia.

Il tradimento dell’Occidente, nei confronti di un nostro amico autentico, ha ripercussioni che paghiamo ancora oggi, grazie alla prevista decuplicazione dei movimenti che si rifanno ad Al Qaeda, Boko Aram (letteralmente ““L’istruzione occidentale è peccato”) in Nigeria, Al Qaeda in mali, Pakistan e Yemen, Al Shabab in Somalia e l’Isis, in Siria. Guardatele su una cartina geopolitica, e le vedrete assumere la forma di macchie d’olio pronte ad espandersi in ogni direzione:

Sono sicuro, che se quel giorno, avesse dato retta fino in fondo, alla sua fiera reticenza di guerriero delle montagne, forse oggi sarebbe ancora qui, e molto probabilmente la storia avrebbe avuto un altro corso. Ancora oggi tengo la sua fotografia, sul mobile del salotto, come monito a me stesso, come Occidente, opulento, pigro, sazio, impermeabile a qualsiasi cosa costi fatica, sacrificio o ideale, a qualsiasi cosa inceppi il fastoso carrozzone carnevalesco con cui inghirlandare le sue giornate, i suoi miti e i suoi consumo. E quando guardo i notiziari inquietanti su Al Jazeera, sull’incredibile ascesa di questi movimenti, tanto contrastati da Massoud, non posso impedirmi di sentire la sua voce tuonante “Ve l’avevo detto”!

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