YEMEN – LA BAMBINA CON I CAPELLI BIANCHI

Yemen. Una guerra spaventosa e ignorata sta sconvolgendo l’antico Regno di Saba. Una guerra civile che oppone due fazioni, sunniti e houthi sciiti, Arabia Saudita e Iran, sul complesso scacchiere mediorientale. Qui un gruppo di giornalisti e documentaristi di Envoyé Special (serie di inchieste giornalistiche televisive di France 2) ha deciso di scandagliare la guerra dal punto di vista delle vittime più innocenti e sofferenti, i bambini. E l’equipe lo fa lasciando che siano 3 giovani fratelli, traumatizzati dalle bombe e dalla guerra, a farlo attraverso una serie di interviste che essi fanno con uno Smartphone a esponenti delle comunità locali e loro coetanei, aggiungendo che tali messaggi sarebbero stati recapitati a l’unione europea. In quest’occasione viene intervistata, assieme ad un gruppo di ragazzini, una bambina dal viso dolce e dallo sguardo vigile e luminoso che dice di essere stata talmente traumatizzata dalla bombe, da essersi fatta venire i capelli bianchi. In effetti la giornalista si avvicina di più e, separando alcuni capelli con le dita, nota come alcuni di essi siano veramente bianchi. Forse qualcuno dirà che si tratta di un semplice scherzo della natura dovuto ad un difetto di pigmentazione. Ma quando poi guardi le immagini delle gigantesche esplosioni che avvengono sulla schiena della città e fai la conta delle rovine, capisci che non si tratta di uno scherzo o di una semplice probabilità genetica, ma di uno spavento talmente grande da essere esondato dall’anima e dal corpo di questo meraviglioso cucciolo di cerbiatto. Come dubitare che una simile esplosione replicata a random più volte al giorno, non abbia creato uno stato di trauma collettivo e permanente in questi, tra l’altro bellissimi e sveglissimi, bambini Yemeniti?

Come possiamo dormire la notte sapendo che accade tutto ciò? Avendo la consapevolezza poi di essere, se non gli ideatori, almeno i fornitori bellici? Rimane un mistero, così come è un mistero che l’italico regno di ciabatte e tarallucci riesca a dormire sotto “l’onda anomala” di femminicidi e infanticidi, senza averlo indotto a scendere in piazza, aver fermato bus, uffici e televisioni. Magari non per altruismo o senso civico, magari anche solo per l’egoistica pulsione a difendere dalla minaccia potenziale la propria rappresentazione del nucleo familiare. Ma niente, tra culi, decrepitezze immortalate negli strati geologici di una tv consunta, presentatori del nulla, i like come nuovo paradigma del consenso ristretto all’effimero del nanosecondo, cuochi dello spreco quotidiano di cibo e ricette, assunti a nuove divinità televisive, dispensatori taumaturgici di pseudo scienza, poi eunuchi di corte, calcio e vallette, furto e depravazione, tutto procede a meraviglia sulla gigantesca giostra carnevalesca della civiltà dei consumi.

Ma questa è un’altra storia che serve solo a dimostrare una cosa, come questi bambini della terra arabica non possano attendersi nulla da un occidente distratto quando non cinico, debole quando non implicato, smarrito quando non spregiudicato. I figli della Regina di Saba dovranno ricostruire i valori e gli ideali che non siamo più in grado di trasmettere loro, per la deriva antropologica che affligge tutti i regni in declino come il nostro. Alcuni di noi possono solo continuare a contare quanti capelli bianchi ancora dovranno crescere sulla testa di quel viso d’angelo, prima che si possa e si debba fare qualcosa.

Oggi a distanza di molti di mesi da quando ho scritto l’articolo, e di Yemen non si parla già più, mi chiedo con crescente angoscia, se questa bambina sia ancora viva, e se lo siano, tutti quei piccoli per i quali ci commuoviamo e, non senza un cinismo ben rodato dall’Occidentale, ci ostiniamo a respingere quando poi si presentano da noi per cercare salvezza. Una parola questa, la Salvezza, pilastro e fine del tempo escatologico che ha permeato tutta la nostra civiltà occidentale (dalla religione alla scienza) per almeno 1500 anni ma e che, nel moderno e inarrestabile nichilismo, si è svuotata di qualsiasi senso.

Essa, la salvezza, è ormai ridotta a simulacro nelle rappresentazioni sceniche o “osceniche” che sfilano quotidianamente sui media digitali e negli studi televisivi. Un ologramma guasto che riparte sempre dallo stesso copione, in cui fazzoletti di lacrime al vetriolo, insulti e gerghi analfabetici, si bombardano con i bussolotti della sottocultura, della banalità e della volgarità.

Fate come noi donate a Save the Children emergenza colera nello Yemen:

https://www.savethechildren.it/blog-notizie/epidemia-di-colera-yemen-ogni-giorno-contagiati-1000-bambini

Paolo Maggioni Conte

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