CIOCCOLATO AVARO

Il Video documentario dal Titolo CACAO, I BAMBINI IN TRAPPOLA

Un Prodotto che fa sognare di piacere

Potremmo chiudere così lo sviolinamento da pubblicità istituzionale appena scritto sopra. Non c’è nulla da rimangiarsi di quanto scritto, intendiamoci. Il cioccolato è e rimane un prodotto straordinario, naturale, coltivato per lo più in paesi poveri per i quali costituisce una straordinaria leva di sviluppo economico e sociale. Ma purtroppo c’è un ma.

UNA CATENA DEL VALORE TOTALMENTE CONCENTRATA NEL NORD DEL MONDO.

Senza generalizzare a tutta l’industria del cioccolato, possiamo dire che la parte della filiera a più basso valore aggiunto, cioè la raccolta, è anche quella più vulnerabile e meno controllata dal punto di vista della sicurezza del lavoro e del rispetto dei diritti fondamentali dei lavoratori.

La raccolta avviene in paesi poverissimi, in cui spesso l’agricoltura costituisce il 65/80% del PIL. E’ normale, poi, che per un business come quello del cacao, che per alcuni di questi paesi rappresenta una percentuale elevatissima del PIL e delle entrate, si preferisca chiudere un occhio riguardo alle condizioni di lavoro nelle “exploitations”.

Nessuno se la sente di mettere le mani in un vespaio che rischierebbe semplicemente di bloccare una delle poche voci attive di molti paesi produttori. 

Dal cacao (la materia grezza) al cioccolato il valore aggiunto e i guadagni aumentano a dismisura lungo tutta la catena del valore, fino al prodotto finale. Laggiù invece, il prodotto grezzo (le fave di cacao) e il relativo lavoro per estrarlo, non valgono praticamente nulla. I lavoratori , per ignoranza dei propri diritti e per necessità, finiscono per difendere l’unico lavoro che che li salva dalla miseria.

IL CASO DEI BAMBINI CHE LAVORANO NELLE COLTIVAZIONI

Sembra quasi che tutto sia stato studiato nei minimi dettagli per impedire qualsiasi equilibrio contrattuale ed economico tra gli attori economici. Anzi, i coltivatori sono in concorrenza tra loro, proprio sul piano dell’opacità di diritto che torna a vantaggio dei più forti.

La prima conseguenza di tutto ciò, è il mercato del lavoro clandestino e minorile, costituito in larga parte da braccianti che non supero i 12-15 anni di età. Non tutte le aziende che commerciano cioccolato sono direttamente responsabili di questa situazione. Alcune non hanno praticamente rapporto con i coltivatori diretti, ma solo con gli esportatori, che sono gli unici ad intascarsi il grosso del margine in patria. Le multinazionali che sono a conoscenza della perversa conseguenza che la corruzione e la sbilanciata politica dei prezzi ha sui più deboli, chiudono un occhio per oliare un sistema che sarebbe troppo costoso fermare. In mezzo appunto, c’è la corruzione di autorità locali che fanno delle mazzette il loro business principale.

E’ ANCHE UN’EMERGENZA AMBIENTALE

La seconda conseguenza – che interessa meno nell’immediato chi muore di fame – è di ordine ambientale. Migliaia di piccoli coltivatori sfruttano, con sempre maggior aggressività sussistenziale, le terre adibite alla coltivazione del cacao. Per fare ciò erodono inesorabilmente porzioni della foresta pluviale che non torneranno mai più allo stadio originario.

La specificità dei terreni delle foreste pluviali infatti, è la fragilità e la sottigliezza del loro substrato fertile che, una volta sfruttato al posto della foresta, si impoverisce rapidamente. Ecco perché in molti paesi equatoriali le foreste scompaiono, il suolo impoverisce e si inaridisce sotto un sole implacabile, non più schermato dalla foresta. Infine non trattiene più la pioggia che scivola letteralmente sulla superficie portando via il poco che gli uomini lasciano.

IL FLAGELLO DEI DISERBANTI

Il metodo con cui vengono abbattute è ancora più devastante dal punto di vista umanitario e ambientale. Squadre di raccoglitori bruciano gli alberi come fossero torce. Poi, una volta aperte le radure si può iniziare a piantare il cacao. Qui inizia un’altra fase della devastazione, l’avvelenamento di uomini e terra con potentissimi diserbanti, usati senza regole e protezione. Il documentario mostra chiaramente ragazzini con compressori sulla schiena con i quali spruzzare il glifosato – un potentissimo diserbante al centro di controversie, anche in occidente, per i suoi effetti potenzialmente cancerogeni. Il suo impiego avviene – nei paesi poveri – senza la benché minima protezione. Lo fanno a piedi nudi e in pantaloni corti, come dovessero spruzzare acqua.

Ecco una delle facce più predatorie dell’industria che ruota attorno al cacao. In altri paesi come l’Ecuador ad esempio, sono sempre più numerose le cooperative equo-solidali che producono in maniera sostenibile e attenta alla sicurezza e ai diritti dei lavoratori, ma la strada è ancora lunga. L’ultima parola spetterebbe alle grandi multinazionali, che dovrebbero imporre un controllo stretto su tutta la filiera – e non dubito che alcuni lo stiano già facendo – prima che le preziose tavolette arrivino sulle nostre tavole. Non dimentichiamo il costo che il cioccolato che mangiamo ha, per uomini e terra.

Paolo Maggioni Conte

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