MASSOUD, RICORDANDO IL LEONE DEL PANJSHIR, UCCISO IN UN ATTENTATO SUICIDA IL 9 SETTEMBRE 2001

Oggi, ricorre il ventesimo anniversario dell’uccisione, mediante attentato suicida ad opera di due terroristi islamici, di Ahmad Shah Massoud, il Leone del Panjshir (territorio a nord est dell’Afghanistan). L’uccisione di Massoud, e vedremo che non è un caso, avviene 2 giorni prima dell’attentato contro il le torri gemelle del World Trade center di New York con due aerei di linea kamikaze e la morte, con il loro successivo crollo, di migliaia di persone, il contemporaneo schianto, con un altro aereo di linea, sul pentagono e la caduta di un altro aereo lontano dal bersaglio (Forse la Casa Bianca o Capitol Hill), grazie all’eroico intervento di un gruppo di passeggeri che riuscirono a sventare l’attentato, neutralizzando i terroristi a bordo.

Il 9 settembre 2001, moriva in un attenta Ahmad Sha Massud

Il Generale Massoud, diviene fondamentale negli anni ’80 (per il suo talento innato di stratega militare), quando combatte contro i russi che avevano invaso l’Afghanistan alla fine degli anni ’70. A soli 26 anni, è già un temuto guerriero e contribuì, con l’aiuto delle coalizioni di Mujaheddin sorrette dagli Stati Uniti, alla cacciata definitiva dei russi.

Fece lo stesso contro i talebani, negli anni ’90, convinto che delle forze estranee all’Afghanistan volessero ancora una volta (ora sotto le spoglie salafite dei talebani) impadronirsi del territorio, reprimere le libertà, la storia e la giustizia sociale di un popolo dalla civiltà ultra-millenaria. Ricordiamo tutti, le leggendarie e titaniche statue gemelle dei Buddha di Bamyan, fatte saltare per aria dai talebani, il 12 marzo 2001, poi l’imposizione della legge della Sharia in tutto il paese.

Così, quell’infausto 9 settembre 2001, in una località del Panjshir dal nome quasi impronunciabile, Khvājeh Bahāʾ od-Dīn, due tunisini, fingendosi giornalisti di un’emittente araba li per intervistare Massoud, si fanno saltare per aria pochi minuti dopo l’inizio, grazie ad una telecamera imbottita di esplosivo. Fanno parte della cellula dell’arcipelago Qaedista di  Anṣār al-Sharīʿa, ed erano stai reclutati dal loro connazionale, l’Emiro Sayf Allāh Ben Hassine, capo e fondatore dell’organizzazione salafita tunisina. L’uccisione di Massoud, avviene 2 giorni prima dell’attentato al World Trade center di New York.

CHI ERANO GLI ATTENTATORI E CHI C’ERA DIETRO?

I due attentatori, si chiamavano Abdessatar Dahmane e Bouari El-Ouaer, magrebini tunisini (anche se qualcuno scrive che erano marocchini). Avevano stretto legame a Bruxelles, dove vivevano, Frequentavano alcuni caffè e moschee che erano divenuti i luoghi di ritrovo e di radicalizzazione ideologica e religiosa. In Belgio, come in Francia, fin dagli anni 50′, immigrò una cospicua comunità magrebina, facilitata dall’uso della lingua francofona delle ex colonie. In questo humus, era possibile radicalizzare e far crescere il rancore in una nuova generazione di magrebini ormai disillusa dalle prospettive di integrazione. Viene insegnato a odiare i valori occidentali, a considerarli moralmente corrotti e a vedere nel corano, l’unica via per risollevare e riscattare  i popoli dell’Islam.

L’Afghanistan, nell’opera di indottrinamento dei fanatici religiosi, veniva rappresento come il simbolo del sopruso imperialista dell’occidente.

Compiuta la radicalizzazione, i due partirono (via Islamabad  in Pakistan) per l’Afghanistan, per essere formati e addestrati militarmente e ideologicamente nel campo di Darunta, distretto di Jalalabad (vicino al confine con il Pakistan).

Risiedettero per un certo periodo nel Quartiere Arabo di Jalalabad, messo a disposizione dai talebani per l’Al-Qaeda di Bin Laden e per persone provenienti da tutto il mondo arabo. Non dobbiamo pensare all’attentato contro Massoud, come ad una operazione da commando compiuta il giorno stesso, ma piuttosto come una strategia di lento avvicinamento a Massoud, da parte dei due terroristi e la loro attesa paziente in una residenza preparata  dai Mudjaheddin.

Massud, occorre ricordarlo, sfuggì ad un primo piano di attentato che doveva compiersi qualche giorno prima del vero attentato, su un elicottero.  Sfumò perché, all’ultimo, Massoud cambiò programma.

I due terroristi, si erano presentati, fin dall’inizio, come giornalisti di un’emittente degli Emirati Arabi, poi risultata inesistente. Abdel Rassul Sayyaf, uomo di spicco dei Mujaheddin afgani e rispettato comandante disse, in un’intervista ad un reporter straniero,  di aver notato nei due sedicenti giornalisti, uno strano comportamento. Disse, di averli raccomandati perché pensava che un’intervista  avrebbe giovato all’immagine di Massoud, sia all’interno del mondo islamico che presso la comunità internazionale. Sayyaf, è stato, da alcuni, sospettato di aver scientemente tradito Massoud, appoggiando i due terroristi e facendo pressione affinché l’intervista si facesse. Non fu facile convincere Massoud, che non amava affatto le interviste.

LA DINAMICA DELL’ATTENTATO SUICIDA

Alle 13.00 del 9 settembre 2001, pochi minuti dopo l’inizo dell’intervista, a cui era presente anche un amico fidato di Massoud, l’Ambasciatore afgano in India Massoud Khalili, scoppia l’esplosivo nascosto nella videocamera di El-Ouaer (su alcuni siti si parla anche di cintura esplosiva, su altri di entrambe), tranciando il suo corpo in due e proiettandone una metà sulla parete retrostante l’esplosione. L’altro terrorista, invece, sopravvive all’esplosione, ma verrà abbattuto dopo aver tentato una fuga approfittando della distrazione degli uomini di Massoud che lo avevano nel frattempo portato via. Massoud, viene ferito mortalmente e muore in un ospedale del Tajikistan, lo stesso giorno. L’amico ambasciatore, Massoud Khalili, sopravvive e racconta, in seguito, alcuni aneddoti che daranno la misura dello spessore umano, filosofico e militare del Generale Massoud. L’uccisione di Massoud, passerà in sordina perché due dopo giorni, l’11 settembre appunto, avverrà il più grande attentato terroristico della storia.

Quanto ai mandanti politici e ideologici dell’attentato, secondo gli osservatori internazionali, erano Al-Qaeda e il governo del Pakistan, paese che non ha mai nascosto il suo appoggio ai talebani e Al-Qaeda. Quest’ultima, sapeva bene che dopo l’attentato alle torri gemelle, gli Stati Uniti avrebbero invaso l’Afghanistan (ritenevano probabile l’invasione di terra) cercando l’appoggio sul campo dei vecchi alleati mujaheddin. Uccidendo Massoud, Bin Laden e il governo del Pakistan, sapevano che avrebbero decapitato l’Alleanza del Nord (invisa ad entrambi) e reso difficile una successiva guerra di terra degli americani.

LA RESPONSABILITA’ DELL’OCCIDENTE

Ma, esiste anche una responsabilità morale dell’uccisione di Massoud. Egli, infatti, si trovò isolato a partire della fine degli anni ’90 e inizio del 2000, per colpa della visione geopolitica pragmatica degli Stati uniti, che vedevano il Pakistan come l’unico interlocutore politicamente stabile e anglofono, in un’area fortemente instabile e incontrollabile. Il Pakistan, considerava dannosa l’Alleanza del Nord e fece implicitamente pressione sugli americani perché cessassero di appoggiarlo. 

Nel 1996, c’era stata un’altra guerra civile nel paese. I talebani entrarono in scena, prendendo rapidamente il potere, anche grazie all’appoggio iniziale della popolazione, stremata da lunghe guerre, che vedeva in loro la garanzia per un ordine e una stabilità che non conoscevano da anni. Presto, proprio come sta accadendo di nuovo oggi, aumentarono la repressione dei talebani sulla popolazione civile, con esecuzioni pubbliche allo stadio di Kabul, divenuto tristemente celebre più per questo che per le partite di calcio. Quelli furono gli anni nei quali arrivarono, anche in occidente, le immagini delle donne con il burka integrale, picchiate e frustate per strada.

Il Pakistan, dal canto suo, si è sempre servito del linguaggio islamista fondamentalista, per impedire il nascere di una coscienza nazionale afgana ed evitare di aggiungere alle sue frontiere (oltre all’odiata India), un Afghanistan maturo e autodeterminato. 

Solo dopo l’attentato dell’11 settembre, gli americani appoggeranno nuovamente l’Alleanza del Nord, per consentirgli di riprendere in mano il controllo quasi totale del paese, escluso il sud, che rimane sotto controllo talebano e da cui ripartirono al contrattacco, negli anni successivi, fino all’agosto del 2021.

LA STORIA SI RIPETE

E’ surreale osservare come, in particolare per l’Afghanistan, la storia si ripeta con agghiacciante reiterazione. Anche nei fatti di agosto e settembre di quest’anno, si stanno verificando le stesse dinamiche perverse e doppiogiochista di 20 anni fa, come se nel frattempo non fosse accaduto nulla. Mentre scrivo, I talebani riconquistano nuovamente il paese, come 25 anni fa, senza opposizione. Promettono pace e stabilità, ma sanno bene che non manterranno le promesse. Arrivano, infatti,  già le prime notizie di repressione e violenza. Possibile che non abbiamo imparato nulla da quello che è accaduto in questo martoriato paese?

Massoud, era venuto in Europa, a Bruxelles, nell’Aprile del 2001, poco dopo la distruzione dei famosi Buddha di Bamiyan ad opera dei talebani e AL-Qaeda, per sensibilizzare l’occidente sulla minaccia rappresentata da entrambi i gruppi. Lo avvisò, che se avesse continuato a trascurare il problema Afghanistan per mero interesse geopolitico, avrebbe pagato pesanti conseguenze, con riferimento alla loro sicurezza nazionale interna (parlò apertamente di attentati, di matrice fondamentalista islamica, in giro per il mondo). Anche in questo caso, il resto è storia.

UN MUSSULMANO MODERATO CHE RISPETTAVA IL PASSATO E CREDEVA NELLA PATRIA AFGANA

Quando si cerca di descrivere un uomo come Massoud, c’è sempre il rischio di scadere nella più banale retorica occidentale, intrisa di aneddotica più desiderosa di miti che di realtà. Massoud, per gli standard antropologici di chi vive su quelle montagne, non era un’eccezione. Quello che lo ha reso conosciuto al resto del mondo (specie presso l’opinione pubblica occidentale, sempre in cerca di eroi) era il suo carisma, il suo sguardo profondo e benevolo e il suo talento strategico, dimostrato fin dagli anni del conflitto contro i russi. Nella realtà, era comunque un uomo schivo, riservato e amante della poesia. Si dice leggesse sempre, nei momenti di acceso dibattito o di conflitto bellico, i poemi di mistici persiani. Era capace di sorrisi dolci come i fiumi tributari del Panjshir (in persiano significa cinque  leoni), che solcano la valle coperta di prati cangianti ed alberi secolari, simili ad oasi. Un autentico mussulmano moderato, colto e rispettoso delle mille identità afghane e persino del suo passato “pagano”. Un uomo temprato dalla guerra, capace di dormire all’addiaccio, su una roccia o tra le rovine di un combattimento, per poi ritirarsi, a missione compiuta, tra le sue inespugnabili montagne, a due passi dei contrafforti nordoccidentali dell’Himalaya.

Il 9 settembre 2001, moriva in un attenta Ahmad Sha Massud

Ahmad Shah Massoud, fonte wikipédia

Massoud Khalili, sopravvissuto all’attentato (di cui abbiamo accennato prima), che si trovava sulla destra di Massoud, racconta un aneddoto sconcertante sulla notte dell’8/9 settembre 2001. Aveva passato quella notte con Massoud, in un rifugio, dopo una giornata di combattimento, in cui i Mudjaheddin erano riusciti a respingere i talebani all’imbocco de valle dal Panjshir.

Massoud, amava molto leggere poesie, in particolare quelle del poeta e filosofo mistico persiano, Hafёz  (Khāje Shams o-Dīn Moḥammad Ḥāfeẓ-e Shīrāzī). Khalili racconta, a questo riguardo, che c’è una tradizione in Afghanistan: quando si apre il libro di Hafez a caso su una pagina e si legge un verso, questo ha il potere di predire il nostro futuro. Quella notte, la notte prima dell’attentato,  anche Massud lo aprì e capitò su un questo verso, leggendolo assieme a Khalili:

Il mondo non è nulla, salvo una storia, una storia di dispiacere, di furbizia e di sangue.

Guarda! Questa notte è incinta di un bambino. Tu ed io non sappiamo,
Nessuno sa chi sarà questo bambino.

Il bambino, il bambino di questa notte è il domani,
nessuno sa chi sarà e come sarà, il bambino di questa notte.

Massoud, che secondo alcuni, aveva inizialmente idee fondamentaliste sul corano, cambiò molto nel tempo. Chi lo ha conosciuto bene, sostiene che fosse sprovvisto di ambizione personale, di egoismo e di vanità. 

Quando gli chiesero che sedia avrebbe occupato, se avesse sconfitto i talebani, rispose:

L’unica che occupo anche ora; quella di istitutore del mio villaggio.

Se quel giorno, Massoud, avesse dato retta fino in fondo alla sua fiera reticenza di guerriero delle montagne, forse oggi, sarebbe ancora qui e, molto probabilmente, la storia avrebbe avuto un altro corso. Ancora oggi, tengo la sua fotografia sul mobile del salotto, come monito a me stesso, come occidentale. E quando guardo i notiziari inquietanti di Al Jazeera, Al-Arabiya e BBC, sull’incredibile ascesa di questi movimenti, tanto contrastati da Massoud, non posso impedirmi di sentire la sua voce tuonante avvertire:

Ve l’avevo detto! 


Paolo Maggioni Conte

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