Lazzaro perduto

Una storia di immigrazione

Dedico questo mio poema ai migranti messicani e di altri paesi centramericani e latinoamericani che cercano di oltrepassare il muro e le frontiere tra Messico, Arizona, Nuovo Messico e Texas. Secondo le stime ufficiali sono migliaia i migranti dispersi e morti di sete o di stenti nelle zone aride di confine tra USA e Messico. Molti di loro non arriveranno mai a destinazione, inghiottiti dal Deserto di Sonora, tra Messico e Arizona.

Alcuni americani di buona volontà riforniscono i punti strategici delle vie migratorie di scorte di acqua in taniche deposte nelle rare zone d’ombra degli arbusti, ma capita che la polizia di frontiera o singoli gruppi di cittadini, delle milizie autosufficienti, contrari all’immigrazione le svuoti o le facciano sparire. https://www.lifegate.it/stati-uniti-migranti-messico-acqua

Lazzaro! va nel deserto di Sonora,

Sulle vie lastricate di umane spoglia,

Verso quel muro, della tua salvezza la soglia

o l’argine funesto della tua ultima ora,

Venivi da un luogo dove hanno in odio i corpi,

Non importa che siano tra i vivi, o tra i morti.



La vita era oltre quella barriera di dieci piedi,

Per te e l”esercito disperso di sventati assedi.

Una umana rarefazione, quotidiana, inesorabile,

Inseguita dal cielo e dalla sete tramortita,

su colli disseccati dove l’epilogo è miserabile

tra arbusti senza ombra e terra arrostita.



La tua mente vacilla, obnubilata a sudore,

Quanta acqua distilli e che non si può bere,

La speranza era il prossimo arbusto spoglio

che forse un messo gringo compassionevole,

Aveva adornato di acqua e pensiero amichevole

per allontanare di un giorno il muto cordoglio.



Sotto quell’arbusto, miraggio deformato di una meta,

Ecco le taniche squarciate da una mano beffarda,

Che sempre, nel mondo, scaccia quella che disseta,

Una voce irridente e selvaggia riecheggia, codarda,

E tu stremato, siedi in quell’ultimo dignitoso gesto,

Che divide chi è ancora vivo da chi ne è solo il suo resto.



Qui, Lazzaro, non si potrà più rialzare,

sotto, su un fazzoletto di penombra giace,

Come a conciliare la morte con il riposare,

E piano, piano, intorno a lui, tutto tace,

Lì, nell’indifferente deserto di Sonora

Ha trovato di certo, la sua ultima ora.

Paolo Maggioni Conte

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