Sophie Scholl

Oggi, esattamente 79 nove anni fa, il 22 febbraio 1943, veniva consumata  l’esecuzione, mediante ghigliottina,  di Sophie Scholl, eseguita subito dopo la rapida sentenza del tribunale speciale del popolo del Terzo Reich, presieduto dal famigerato Roland Freisler.

Sophie, apparteneva al movimento di resistenza non violenta e anti-nazista della Rosa Bianca. Verrà scoperta, per aver distribuito volantini antirazzisti di nascosto, all’università e sui mi mezzi pubblici. Arrestata, sarà sottoposta ai crudeli e sfinenti interrogatori della Gestapo, assieme al fratello Hans e l’amico Christoph Probst, poi sotto la gogna umiliante e assordante del tribunale del “giudice Freisler.  Nessuno di loro, malgrado i supplizi e le umiliazioni, tradirà mai i compagni di lotta.

Durante il terribile processo lampo e senza contraddittorio, Sophie cercò di contrastare le violente invettive del “giudice Freisler sul perché dei volantini, affermando:

Qualcuno doveva farlo. Ciò che abbiamo detto e scritto è quello che pensano molte persone; solo non osano dirlo a volte alta!

Freisler, adottò tutti gli strumenti più subdoli della propaganda nazista per screditare e umiliare la giovane Sophie in un processo farsa che aveva già deciso le condanne. Freisler urlò a Sophie (con il tipico tono gracchiante dei nazisti), che doveva vergognarsi del fatto che, mentre i soldati del  Reich morivano al fronte, lei se ne stesse comoda in un’università, cospirando contro lo stesso regime che stava sostenendo i suoi studi.

Sappiamo che Freisler era l’esempio perfetto di un codardo che, non aveva di certo conosciuto le privazioni dei suoi connazionali, cittadini o militari che fossero. Scampò al processo di Norimberga perché morì in seguito ad un crollo sotto i bombardamenti alleati, mentre tentava, di salvarsi la pelle.

Sophie fu oggetto di un’insopportabile persecuzione interrogatoria, per finire nel sistema giudiziario più feroce e sanguinario che la storia abbia conosciuto nel 20esimo secolo. Malgrado questo, affrontò il suo tragico destino con un coraggio e una dignità che ancora oggi ci sfuggono, se ci immaginiamo ad affrontare le stesse cose a vent’anni.

nel primo dei 4 volantini, La Rosa bianca, scrive:

Ogni singolo deve coscientemente difendersi con ogni sua forza, opporsi in quest’ultima ora al flagello dell’umanità, al fascismo e a ogni simile sistema di stato assoluto. Fare resistenza passiva, resistenza; ovunque vi troviate; non dimenticate che ogni popolo merita il governo che tollera!…

Il triste episodio della ferocia nazista, venne ben documentato nel film “La Rosa Bianca – Sophie Scholl (Sophie Scholl – Die letzten Tage) del 2005 e diretto da Marc Rothemund. Nel film, che consiglio vivamente di proiettare anche nelle scuole,  domina un’atmosfera tetra, marziale e crepuscolare, con un senso di oppressione claustrofobica. Tutto è pervaso dalla cultura del sospetto, da un regime spietato e onnisciente, ben descritto in romanzi come 1984 di George Orwell, opera metafora di tutti i regimi dittatoriali che si basano sulla cultura della delazione e del controllo psicologico.. Il film su Sophie Scholl ferma i nodi in gola.

Da leggere l’omonimo libro su Sophie Scholl, La Rosa Bianca, che ripercorre attraverso i diari e le lettere di Sophie, la sua incredibilità maturità, il suo sentimento nei confronti della vita e della realtà spietata che la circonda. Pagine di raro amore, speranza e passione per l’esistenza, quali si sono viste raramente in un’epoca che è stata il laboratorio per lo sviluppo di una tecnica al servizio dell’alienazione di massa (in senso fisico e morale), presagio di tutte le tragedie del XX secolo.

Traudl Junge, classe 1920, era una tra le ultime segretarie private di Adolf Hitler. In un una serie di preziose interviste all’interno di un documentario L’angolo buio del 2000, firmato da Melissa Müller, André Heller e Othmar Schmiderer. Uno spezzone compare al termine del film La caduta, gli ultimi giorni di Hitler che riportiamo qui sotto. Traudl affermerà che un giorno, dopo la guerra, passando davanti alla targa commemorativa di Sophie Scholl, capì che se una ragazza della sua età aveva preso coscienza dell’ingiustizia  e della crudeltà  del regime e che fosse stata per questo giustiziata, lo stesso giorno in cui lei iniziò a lavorare per Hitler, allora non poteva avere nessuna giustificazione per non aver saputo.

Traudl Junge, morì di cancro l’11 febbraio del 2002, Il giorno dopo la prima proiezione di del documentario. Il preziosissimo documento ha il valore di un testamento  e monito per le future generazione, da parte di una persona che, vicina alla morte, sentiva il bisogno, dopo aver taciuto per decenni, di rivelare la vera essenza malvagia del regime a cui prestò servizio.

In contrapposizione alla maggior parte delle ragazze della sua epoca, cresciute sotto il regime nazista, Sophie Scholl, affermerà in carcere, prima della sua esecuzione:

Come possiamo aspettarci che la giustizia prevalga quando non c’è quasi nessuno disposto a dare se stesso individualmente per una giusta causa? È una giornata di sole così bella, e devo andare, ma che importa la mia morte, se attraverso di noi migliaia di persone sono risvegliate e suscitate all’azione?

Ricordiamola sempre!

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