Le armi italiane all’Ucraina, il mortaio 120 mm, un’arma antica, sempre presente nelle guerre di oggi

Tra le armi che l’Italia invia all’Ucraina, ci sono anche i mortai pesanti con bocca da fuoco di 120 mm e le relative munizioni. E’ un’arma anti-truppa che conosco bene, per averla utilizzata durante il mio servizio militare in una compagnia mortai pesanti dei bersaglieri, in particolare durante l’addestramento al campo NATO CAT, in Sardegna. Il mortaio che usavamo noi, era ad anima liscia (l’interno della bocca da fuoco) se non ricordo male, mentre i mortai che stiamo mandando in Ucraina sono ad anima rigata, di ultima generazione, che ne aumenta la gittata, con una carica propulsiva autonoma successiva, che può spingere l’ordigno a 13 km! Colpisci un nemico che nemmeno vedi, e tu, nemico, le ricevi senza nemmeno sapere da dove.

Vi basti sapere che le schegge di un ordigno di un mortaio da 120mm possono provocare seri danni in un raggio di 250 metri.

Quelli nuovi, sono dotati di carrello, che li rende più versatili e rapidi allo spostamento. Noi li usavamo su piastra sepolta a terra e fusto bipiede. Il mortai da 120 mm è pesantissimo, parliamo di tre pezzi che assieme pesano più di 250 kg, un mostro! Bisognava essere in tre o 4 per gestirlo, tra tavolettista e addetti alla mira e alla carica.  La gittata arriva fino a 6 KM, ma con la carica aggiuntiva anche oltre. E’ un’arma che, seppur di non difficile impiego, può avere effetti spaventosi sul nemico. Ricordo di aver visto sparire  una collina dietro una cortina di fumo durante le esercitazioni, e ricordo il senso di stordimento alla fine di una giornata. E quello, era un gioco.

Rendiamoci conto di cosa possa significare essere tutto il giorno sotto una pioggia di bombe da mortaio (10 colpi al minuto). Era quello che tutti pensavamo durante le esercitazioni, speriamo di non doverli mai usare davvero o peggio, di riceverli! Eravamo convinti che le guerre convenzionali si esercitassero nei poligoni, ma che sarebbero state sostituite dalle armi tecnologiche e strategiche nella realtà. E invece, 30 anni dopo, eccole tornare d’attualità per essere usate a tutto spiano. Questo, però, apre una ferita che grava sulle nostre coscienze. In realtà, non ricompaiono trent’anni dopo, ma 3 o 4 dopo; perché queste armi girano da decenni su tutti i teatri di guerra africani e mediorientali. Fingiamo di accorgercene soltanto ora, perché il loro fragore fa tremare anche le porte di casa nostra.

Tra le armi che stiamo mandando laggiù, il mortaio 120 è la meno temibile. Ho visto armi che non esistevano nemmeno quando ero militare. A queste aggiungiamo carri, lancia razzi, cannoni, tutta la panoplia delle armi semiautomatiche e automatiche disponibili sul mercato, e abbiamo l’inferno sulla terra.

Questo, ci deve far capire il pandemonio che si prepara laggiù, se l’esercito ucraino e i civili saranno costretti ad usare tutte le armi tattiche che stiamo mandando assieme agli altri alleati della NATO. 

I danni a cose e persone si protrarrebbero per anni. Proviamo ad immaginare quanti decenni ci potrebbero volere per ripulire un territorio grande 1,5 volte la Francia, da tutti gli ordigni inesplosi e le schegge taglienti che possono tranciare la mano di un bambino, anche se inerti.

Non è esagerato parlare di un’altra Bosnia, dove ancora adesso si fanno campagne di sminamento. 

Insomma un disastro umanitario e materiale di proporzioni inimmaginabili. Dicono giusto coloro che, al termine di questo bagno di sangue e ammessa una capitolazione russa, invocano l’accollamento di tutti i danni all’aggressore. 

Non sono contrario all’invio di aiuti, anche bellici, agli Ucraini. Anche l’ultimo partigiano vivente l’ha definito un aiuto a partigiani amici in difficoltà. Ma, perché c’è sempre un ma, dall’altra parte temo un protrarsi della guerriglia tattica di stampo mediorientale o da seconda guerra mondiale nelle battaglie di liberazione, con aumento ecatombale  da entrambi i lati, russi e ucraini che siano. Se poi i russi persistono nel folle disegno di voler addirittura conquistare le città, si assisterà a confronti corpo a corpo, simili a quelli che si sono visti in Vietnam!

Ripeto, sono dalla parte degli ucraini e non mi piacciono le posizioni ambigue di molti commentatori. Esiste un aggressore e un aggredito, che ha diritto di difendersi e sopravvivere, come faremmo anche noi fino ad usare il coltello da cucina se invadessero le nostre città.

Però, non ci saranno vincitori, per questo la guerra va fermata con ogni mezzo diplomatico e dissuasivo a disposizione del genere umano e della sua presunta intelligenza.. Niente retoriche patriottiche di tipo spicciolo, gli unici a poterla fare, a buon diritto, sono gli ucraini. Noi europei invece, per aiutarli, dobbiamo agire senza risparmiare le notti, per farla cessare, visto che i grandi paesi dell’ONU (India e Cina ad esempio) se ne fregano. 

Paolo Conte

I diritti di attribuzione dell’immagine di copertina appartengono a: www.esercito.difesa.it

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