Gabriel Boric è il nuovo Presidente del Cile

Con i venti di guerra che hanno catalizzato tutti i timori internazionali, è passata in secondo piano l’elezione di Gabriel Boric.

l primo elemento degno di nota è di tipo anagrafico. Boric, è il Presidente più giovane della storia del Cile. E’ entrato nelle sue funzioni l’11 marzo 2022 di quest’anno, in piena guerra in Ucraina.

Quali sono le caratteristiche di questo giovane presidente nato nel 1986? Politicamente fa parte di Convergencia Social (che conta solo 4 deputati su 155 e nessun senatore), partito che fa parte della coalizione Frente Amplio (il cui fondatore è l’economista Noam Titelman, che Boric cita spesso nei suoi discorsi) che si colloca in una sinistra sensibile alle questioni ambientali e di genere. Un progressista, insomma, divenuto in poco tempo un vero riferimento per la nuova sinistra sudamericana che cerca di recidere in modo non traumatico e non conflittuale il legame storico con le posizioni comuniste e socialiste più radicali. Potremmo definirlo un centro sinistra di influenza esplicitamente europea, anzi ispanica, visto il legame storico e le relazioni socioeconomiche esistenti tra i due paesi.  

Inizialmente, sembrava che Boric fosse palesemente sbilanciato verso una sinistra più radicale. Era un chiaro sostenitore dei processi bolivariani in corso in Venezuela e delle sue numerose tentazioni (o derive a seconda di come la si voglia vedere) sudamericane. Criticava aspramente il governo Bachelet, espressione del centrosinistra che ha governato il Cile dalla fine dell’era Pinochet, con la sola pausa di un governo di destra presieduto da Pinera.

Questo suo atteggiamento, tutti lo ricordano con il pugno chiuso, si è notevolmente ammorbidito in fase di campagna elettorale.  Per questo è stato definito, da una parte della sinistra radicale, “Amarillo”, giallo, un termine dispregiativo per indicare in Cile chi non è davvero rosso. Boric, dal canto suo, non poteva permettersi di ripetere gli errori e le spaccature della sinistra che negli anni precedenti avevano favorito la vittoria della destra.  Occorreva non alienarsi i voti dei centristi e del partito della Concertaciòn della Bachelet. E la cosa ha funzionato. 

L’elezione di Boric è senz’altro una buona notizia per il Cile, ma anche per tutto il Sudamerica che vive un’epoca di profonde dicotomie di visione politica e sociale, intrappolato tra gli esperimenti populisti del Brasile di Bolsonaro, e quelli del socialismo reale di Chavez/Maduro in Venezuela e Evo Morales in Bolivia. In mezzo a tutto, c’è il rischio permanente, in quella parte del continente americano, di derive autoritarie.   

Ma il compito di Boric non sarà facile per due ragioni:

La prima ragione   politica. Boric ha creato delle aspettative molto alte negli elettori, facendo promesse che, secondo alcuni, potrebbero generare risentimento e frustrazioni, qualora non dovesse essere in grado di onorarle. L’altra criticità è rappresentata dalla squadra di governo, fatta in gran parte da giovani inesperti.

La seconda è economica e sociale.  La crescita è prevista molto bassa e il Cile si trova ad un bivio sulla scelta strategica della propria economia. Il Cile possiede uno dei giacimenti di rame più importanti del mondo e altre importanti materie prime che fanno gola alla Cina e al suo bisogno pantagruelico di risorse. Boric si oppone alla concentrazione del potere economico e al neoliberismo, ed è per un’economia regolamentata; ma Il pericolo di una deriva peruviana dell’economia per necessità di cassa (in mano ai cinesi per una buona percentuale dei suoi giacimenti e dei porti come Lima) è in agguato, qualora il governo non dovesse garantire un adeguato tasso di crescita accompagnato da una modernizzazione del paese. 

A livello sociale, il Cile soffre di un’endemica disuguaglianza, retaggio dell’epoca della dittatura, dove, ad esempio, le minoranze amerinde che costituiscono il 3,2 % della popolazione non hanno mai avuto scarso accesso ai servizi, all’istruzione e allo sviluppo economico; Questo iato è sempre andato a beneficio delle classi dominanti dell’economia e della Politica, rappresentate dalla popolazione europea delle varie ondate migratorie dell’800 e ‘900 (croati, tedeschi, scozzesi, irlandesi, inglesi, francesi, iugoslavi, italiani, greci e baschi).

In Cile Il 10% più ricco ha visto crescere di 28 volte il proprio reddito, rispetto al 10% più povero.

Paolo Conte

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