Sotto le porte di Mariupol

Tu Ucraina! Ucraina offesa,

Sotto le porte di Mariupol langui,

Così come tra le tue mura esangui,

Dove vivi e morti uniti giacciono,

Tra obici e cingoli che mai tacciono.



Come Eschilo, vedo la polvere funesta,

Di un nuovo esercito che avanza,

Per eliminare tutto ciò che resta,

dispiegando la sua spietata mattanza,

Può la pace pronunciare sé stessa,

Quando è finita anche l’ultima messa?




Può il fuoco delle armi zittire,

Se un vecchio in bici in cerca di pane,

Crolla sotto i colpi prima ancor che di fame,

E donne e bambini non posson fuggire?

Qui, non c’è più terra per rapide tombe,

Ma solo i crateri delle chirurgiche bombe.



Tu Dombass! anticipo di più ampie steppe,

Dove la diaspora di un’attonita moltitudine,

Scappa inaudita, verso frontiere già zeppe,

Ai piedi di quei Carpazi che come incudine,

La spingono alle porte di un Occidente,

Diviso tra l’incredulo e l’indifferente.



Ucraina, in tutte le tue città di levante,

La battaglia campale è già eccidio urbano,

Lì, i cuori aspettano un’altra notte invano,

Perché non ci sono sogni nel buio tuonante,

Là sotto, farcita è l’etere di terrore e pazzia,

Mentre sopra, continua la macabra sinfonia.



Intanto a Mariupol, L’ Aznovstal lentamente inabissa,

Come un titanic, brontola metallico e sprofonda,

Nella sua pancia anche l’ultimo esercito subissa,

assieme ai civili di una notte di strazio feconda,

Quegli stessi battaglioni di uomini terribili,

Che implorano che li si ricordi con parole gentili.



E tu, Europa! che hai aperto le porte, disperata,

perché ti stupisci tanto che un popolo invaso,

Combatta per gli ideali per cui ti sei immolata?

Hai forse dormito troppo in coperte di raso,

Trasformando i ricordi della tenace resistenza,

Nell’odioso simulacro della tua tracotanza?



Non ricordi Europa, la tua primavera araba,

La fanciullezza sincera del tuo ardore libertario?

E ripeti con ossessiva e spaventata monosillaba,

Che tra armi e pace, incolmabile è il divario,

Pensi forse che a Kiev come a Sant’Anna

La libertà giunga fioccando come la manna?



Ascolta, Russia di canzoni amare e struggenti,

Ho fatto dei i sogni e tra tutti il peggiore

Vedevo un orso intento a sbranare viventi,

Quando mi avvicinai, si voltò con furore,

Aveva occhi accesi come di falce e martello,

E dei suoi cuccioli faceva compiuto macello,



Avevano le pupille bianche, blu e rosse,

e rugliavano con verso dolente e stridulo,

Alla fine nessuno, fuorché uno, si mosse,

E quando mi avvicinai all’ultimo cucciolo,

Vidi dalla sua bocca uscire le menzogne,

E divorare l’orsa con le altre carogne.



A Mariupol la morte è come un sarcofago,

che ne contiene cento con dentro altri mille,

E sui suoi campi riarsi il messo antropofago,

stilla la sua macabra lista con spente pupille,

mentre brutali i cori di metallo e cannoni,

Spianano la strada per le fosse comuni.



Ucraina, Ucraina, alle porte di Kiev tieni,

Mentre sul Mar nero trema Odessa,

Perché già si accampano i tronfi ceceni.

Quaggiù è certo, la guerra non cessa,

La guerra sa bene che chi non le crede,

I vivi e i morti ammazzati non vede.

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